Villa Pallavicini, il gioiello di Pegli torna a splendere

Era il 23 settembre del 1846 quando aprì al pubblico Villa Durazzo Pallavicini di Pegli, nel ponente di Genova, diventando uno dei parchi monumentali più significativi nell’Europa dei giardini storici. Venerdì 23 settembre, 170 anni dopo la prima inaugurazione, il parco è tornato a essere visitabile grazie ai lavori di restauro più importanti di sempre.

 Villa Pallavicini

Villa Pallavicini

Il Parco fu realizzato per volere del marchese Ignazio Pallavicini, che negli anni Quaranta dell’Ottocento incaricò l’architetto Michele Canzio, scenografo del Teatro Carlo Felice, di occuparsi del bosco alle spalle della sua villa. Otto ettari di collina furono modellati come un’opera teatrale dalle sfumature esoteriche e massoniche per rendere la visita un’esperienza unica per il suo carattere interdisciplinare: storico-culturale, paesaggistico-botanico, meditativo-filosofico. Il percorso è lungo quasi tre chilometri e si articola in tre atti, le cui scene sono composte da laghi, torrentelli, cascate, piante rare e architetture da giardino in stile neoclassico, neogotico, rustico, cineseggiante ed esotico.

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Dopo cinque anni di lavori costati oltre 4milioni di euro - finanziati in gran parte con fondi residui delle Colombiane del 1992, per i 500 anni dalla scoperta dell’America -  hanno fatto rinascere il Parco grazie alla ricomposizione delle scenografie vegetali, alla ricostruzione di percorsi, muri e opere di ingegneria naturalistica.  Attesissimo il restauro del Castello del Capitano, il maniero sulla sommità della collina da cui si gode di una vista mozzafiato che da Capo Noli spazia sino al promontorio di Portofino.

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«Da quando il parco fu donato al Comune di Genova, nel 1928, questa parte di villa non è mai stata aperta al pubblico», spiega l’architetto Silvana Ghigino, da trent’anni in prima linea insieme al collega Fabio Calvi per riportare Villa Pallavicini all’antico splendore. «Finalmente il Parco è tornato all’antico splendore. Genova e i turisti devono conoscerlo, perché non esiste nulla di simile».

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