IL PERU' E LA SUA ANIMA INCA

 

Machu Picchu, Cuzco, Lima, il Titicaca. Alla ricerca dei segni di una cultura che la brutalità dei coloni non è riuscita a domare.

IMG_2732.JPG

Quando nel 1911 l'esploratore Hiram Bingham si arrampicò sulla gola dell'Urubamba, una città dimenticata tra le Ande si mostrava al mondo, dopo secoli di silenzio. Gli alberi si erano ripresi i templi che gli spagnoli non avevano mai trovato, nascondendo i gioielli del passato da una storia di saccheggi e distruzione. Per trent'anni tutti la credettero Vilcabamba, l'ultimo avamposto degli Inca dopo l'avanzata di Pizarro. Si sbagliavano. La vera Vilcabamba era poco distante, nascosta tra montagne pluviali ancor più remote. Nel frattempo Machu Picchu era diventata il simbolo universale del Perù, stella polare del Paese sognata dai visitatori di tutto il mondo. 

 Macchu Picchu

Macchu Picchu

Sono passati cent'anni, e ora bastano tre ore di treno da Cusco per raggiungere la vetta mai scalata in quattro secoli. La porta del Paese è comunque Lima, con la sua distesa nebbiosa di automobili e calcestruzzo, spazzatura, fast food e cambiavalute. «Bienvenidos en Perù», capita di sentirsi dire lungo le strade del centro. Perché in fondo a Lima i turisti sono pochi, sempre pronti a snobbarla con tante scuse diverse. Troppo frenetica, troppo inquinata, a tratti pericolosa, maleodorante e degradata. Tutto vero, ma è la sua anima da megalopoli con nove milioni di persone in riva all'Oceano,  un centro coloniale poco turistico e una bidonville di casette colorate, Rimac, che già nel XVI secolo ospitava gli schiavi africani. Le zone più interessanti e sicure della città sono il Barranco, con le sue splendide dimore e i ristoranti sparpagliati sulla scogliera, e la lussuosa Miraflores, vetrina della città con le vie eleganti costeggiate da palme e grattacieli. 

 Lima

Lima

Lasciare Lima con un autobus è piuttosto complicato, perché non esiste una stazione centrale e ogni compagnia ha un proprio punto di partenza. A sud di Lima comincia uno spettacolare deserto, una striscia arida compressa tra le montagne e l'Oceano che con più di mille chilometri di Panamericana porta al confine con il Cile. In questa regione ci sono le celebri e misteriose linee di Nazca, un insieme di disegni geometrici e figure di animali nella sassosa Pampa de San José. Il viaggio sino ad Arequipa dura un decina di ore e solo negli ultimi chilometri risale le Ande, montagne di terra grigia con giganteschi cartelloni della Coca Cola a indicare i nomi dei villaggi. 

 Dintorni di Arequipa

Dintorni di Arequipa

Arequipa, seconda città del Perù con 800 mila abitanti, è a 2300 metri sul mare ai piedi di un vulcano enorme dalla forma conica, El Misti (5821m.). Nonostante il disastroso terremoto di fine Seicento, la "ciudad blanca" vanta splendide chiese e dimore coloniali colorate con il bianco sillar vulcanico, una pietra tagliata dalle montagne circostanti. Poco distante da Plaza de Armas c'è Mundo Alpaca, un complesso ecoturistico con un allevamento di camelidi, un museo tessile e una raccolta di antichi macchinari per la lavorazione della lana. 

 Dintorni di Arequipa

Dintorni di Arequipa

In mezza giornata si arriva sul Lago Titicaca, il lago navigabile più alto al mondo, blu come il mare, con l'orizzonte d'acqua infinita e il cielo enorme a sovrastar di azzurro il paesaggio. Dal porticciolo partono le barche per le isole degli Uros, piattaforme galleggianti costruite con canne palustri. Il vero gioiello del Lago è però Taquile, un'isola di rocce e campi terrazzati, abitata da 10 mila anni e coltivata a patate, mais, fagioli e quinoa. Gli uomini zappano nei campi e pascolano le pecore, le donne siedono sui muretti con i fusi in mano mentre filano la lana. 

 Da Cusco a Puno

Da Cusco a Puno


Tra queste acque d'alta quota incorniciate da vette innevate si è scritta la mitologia di un continente. Un passato interrotto da conquiste e devastazioni, intrecciato con le fantasie e i ricordi di una civiltà senza libri. Secondo le popolazioni andine nel Titicaca nacquero la storia, l'uomo, la religione. Dalle acque del lago sorse Viracocha, divinità barbuta dei Tiwanaco e degli Inca, il "Maestro del mondo" Dio dell'impero del sole. Dal buio creò il cielo, la luna, le stelle, il Sole.  E fu proprio il Sole a dare vita ai primi inca, Manco Capac e la sorella sposa Mama Ocllo: avrebbero fondato una città e un tempio in suo onore, laddove la verga d'oro che tenevano in mano fosse sprofondata al lancio. Accade a Cuzco, a 400 chilometri dal Titicaca. 

 Lago Titicaca, isola di Taquile

Lago Titicaca, isola di Taquile

Gli inca costruirono una città meravigliosa a forma di puma, rannicchiata in una valle a 3400 metri d'altezza. Terrazzarono i monti e calcolarono le stelle, conquistarono i regni dalla Colombia al Cile diventando la civiltà sovrana delle Ande. Il centro della città, Plaza de Armas, sorge proprio sul sito dell'antica piazza inca ed è contornata da spettacolari chiese e boutique eleganti dove comprare maglioni pregiati. Il centro turistico del Perù e qui, tra le agenzie che vendono escursioni a Macchu Picchu e al Canyon del Colca, ristoranti con la musica dal vivo e danze in costume. Ma basta passeggiare nella stradine attorno ai mercati per riscoprire l'anima vera della città tra venditori di mais e negozi di cuy, i porcellini d'india così prelibati per i palati peruviani.  

 Cusco

Cusco

La Cusco spagnola fu fondata nel 1534, due anni dopo l'epica battaglia tra Atahualpa, monarca assoluto degli inca, e il condottiero spagnolo Francisco Pizarro. L'incontro fatale fu duemila chilometri più a nord, a Cajamarca.  Atahualpa - divinità celeste difesa da 80 mila uomini - era magnificamente vestito con la corona e una collana di smeraldi al collo, trasportato su una lettiga bordata da piume di pappagallo. Gli fu intimato di convertirsi, poi fu catturato. Gli spagnoli attaccarono in 168 con animali mai visti in Sudamerica - i cavalli - ornati da sonagli. Fu una strage: sterminarono la popolazione, saccheggiarono gli ori e distrussero i templi. Atahualpa fu ucciso e la cattedrale cristiana sorse sulle fondamenta del mitico Palazzo di Viracocha. Ma gli spagnoli non riuscirono mai ad abbattere le mura gigantesche della capitale Inca, ora maestoso monumento della civiltà secolare che in una notte perse un continente.

(Repubblica.it, 5 maggio 2015)