MALI, IL CUORE DELL'AFRICA

 

Metà Sahara metà Sahel, la polvere rossastra nell'aria finisce solo con la sabbia del deserto. Cuore dell'Africa occidentale, terra di carovane e miniere di sale, è stata la culla del più leggendario tra gli imperi africani.  Nel 1323 il re Kankan Musa fece un epico pellegrinaggio alla Mecca. Aveva 8 mila persone al seguito e oltre 500 schiavi solo per trasportare l'oro.

Mali, fiume Niger.JPG

SI ESCE dall'aeroporto di Bamako, ed è Africa. L'aria è calda, dolce, polverosa. Si cammina tra capannelli di uomini con risme di banconote in mano: comprano euro e dollari, offrono taxi, autisti, alberghi. I confini con Guinea, Costa d'Avorio e Burkina Faso sono vicini.

Se si arriva di notte l'illuminazione stradale è assente, ogni tanto qualche lampione emana una luce giallastra. Il centro di Bamako è sulla sponda settentrionale del Niger, ma trovare alberghi economici non è semplice perché sono pochi e sparsi in tutta la città, spesso in zone residenziali. Bamako è una scossa di adrenalina e all'inizio può disorientare: da villaggio di pescatori si è trasformata in metropoli con quasi due milioni di persone. Vasta, spavalda, moderna, con banche nuove di zecca e discoteche, impiegate in tailleur e venditrici con ceste di banane sulla testa.

Nella città vecchia il trambusto di clacson e marmitte comincia all'alba e appena il sole è in cielo le strade traboccano di gente. I banchi dei mercati occupano i pochi marciapiedi, tra la folla palpitante si fanno largo automobili, furgoni, camion, carri, motociclette.

  Bamako

Bamako

La stazione dei treni è l'ultima fermata della ferrovia francese che a inizio Novecento collegò il Senegal con il Mali. Sulla facciata dell'edificio in mattoni c'è la scritta "Chemin de fer de Dakar au Niger", dentro regna il silenzio: non ci sono passeggeri, i vagoni immobili sui binari sono rossi di polvere, gli unici treni portano a Dakar e non sono giornalieri.

Il Gran Marché è il principale dei mercati cittadini. Si estende a valanga in mezzo alle strade disordinato e chiassoso, invadendo gli isolati intorno. Si sgomita tra parrucchieri e sarti, chi ripara telefonini, chi vende foulard e perline, chi fa il giocoliere con i serpenti. Accanto ai banchi di frutta e verdura penzolano le carni dei macellai, i venditori espongono sulle stuoie miglio, riso, stoviglie, penne e agende, polli ancora vivi. La gente è seduta per terra come fosse in casa: cucina, riposa, bolle l'acqua per il tè.

Vicino alla Grande Mosque, nella piazza dell'Assemblea Nazionale, ci sono le bancarelle di feticci e la loro disgustosa esposizione di ossa, pelli, camaleonti essicati e crani di scimmia.

  Djennè

Djennè

Per visitare il paese gli autobus sono la scelta migliore: sono strapieni, lenti e inaffidabili, ma le strade sono deserte. La città più vicina a Bamako è Ségou, sulla sponda est del fiume Niger. Non c'è nulla da fare e il bello è proprio questo. Basta assaporare il fascino sbiadito degli edifici coloniali e osservare le donne in spiaggia che lavano i panni. I bambini giocano con palloni bucati da mesi, mentre ragazze con ceste colme di biancheria in equilibrio sulla testa si aggirano tra i pescatori che riparano le reti. Dalla spiaggia partono le piroghe per il villaggio di Ségou Koro, sull'altra sponda del Niger: nei villaggi non ci sono automobili perché non esistono ponti, solo qualche motorino trasportato in barca al di là del fiume. Gli abitanti lavorano la stoffa e la terracotta davanti alle case di paglia e fango, i granai con il tetto a cono punteggiano il paesaggio.

  Un villaggio lungo il fiume Niger

Un villaggio lungo il fiume Niger

La città di Djennè, patrimonio dell'Unesco, è una delle più antiche nell'Africa occidentale. E' in una zona desertica, a 300 chilometri da Ségou: per un po' si sfreccia in mezzo ai baobab, ma si possono perdere ore in mezzo ai villaggi per il continuo saliscendi di passeggeri, oppure perché l'autista ha proprio voglia di bere un tè con un amico a lato della strada.

Dopo il guado del fiume Bani compaiono le prima case color ocra. Nella stagione delle piogge la città è circondata dall'acqua, ma sempre più spesso anche in inverno il fiume è prosciugato. L'elegante moschea di Djennè è la più grande struttura di fango al mondo. E' stata costruita nel 1907 con uno stile sudanese-saheliano sul modello dell'antica moschea del 1200, e mostra in maniera eclatante l'antica ricchezza culturale ed economica della città.

Ogni lunedì la piazza che la circonda si trasforma in un mercato travolgente affollato da centinaia di venditori che arrivano dai villaggi vicini con stoffe, spezie, capre e polli. Sulle stuoie ci sono anche pile di peperoncini, pomodori e aranci ammaccati, asciutti come la terra in cui sono cresciuti.

  Djennè, la strada per i villaggi

Djennè, la strada per i villaggi

A poche ore di autobus, dove il fiume Bani confluisce nel Niger, c'è Mopti. Caotica e terribilmente sporca, è uno dei principali porti dell'Africa occidentale: un'insenatura del fiume, in una spiaggia sommersa dalla spazzatura, dove attraccano decine di piroghe. I commercianti scaricano le merci a mano, immersi nell'acqua putrida. Sulle banchine le pelli di bovino sono distese al sole per essiccare, ancora sanguinanti.

Mopti è un antichissimo crocevia del sale: le lastre lasciano le miniere di Taoudenni, in pieno Sahara tra Mauritania e Algeria, con le carovane di cammelli. In venti giorni arrivano a Timbuctù, la città in mezzo al deserto, remota, per antonomasia la città difficile da trovare. Da lì le lastre navigano sino a Mopti e si disperdono in tutta l'Africa occidentale.

  Mopti, il porto

Mopti, il porto

Per risalire il Niger sino a Ségou c'è un servizio irregolare di piroghe. Il viaggio dura due giorni, l'unico rumore è l'acqua del fiume che sbatte contro la chiglia. Quasi tutti i villaggi che si incontrano possono essere raggiunti solo via fiume, non ci sono città grandi, per cui si dorme accampandosi sulla spiaggia.

Il viaggio è lungo, silenzioso, dal sapore primordiale, i pescatori lanciano le reti da zattere con lenzuola a far da vela. Quando cala il sole il cielo si incendia e in un attimo si fa buio, solo i fuochi accesi punteggiano le sponde. Si naviga a memoria, con la luce della Luna.

Il Mali è uno dei paesi più poveri del mondo, ma è stata la culla del più leggendario tra gli imperi africani. Nel XIV secolo controllava le carovane nel Sahara e le miniere d'oro, la ricchezza dei sovrani era illimitata. Nel 1323 il re Kankan Musa fece un epico pellegrinaggio alla Mecca. Aveva 8 mila persone al seguito e oltre 500 schiavi solo per trasportare l'oro. Durante il viaggio ne regalò così tanto che il suo prezzo crollò per più di dieci anni. Solo allora si diffusero le voci di un impero favoloso, ignoto, ricchissimo. L'Europa si affascinò a questo pezzo di mondo oltre il deserto, e il Mali comparve sulle cartine geografiche.